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Il Borgo di Allerona

 

Centro agricolo nelle vicinanze di Orvieto, Allerona è immerso nelle colline coperte di boschi di faggio, leccio e ginepro. Le origini ricalcano quelle della vicina Orvieto, e non mancano testimonianze architettoniche dell'epoca romana, con resti archeologici nelle immediate vicinanze del borgo, tra cui alcuni tratti della Cassia antica (tra Orvieto e Ficulle) e cippi con iscrizioni romane relative alla Traiana nuova.

Sono altresì visibili i ruderi del castello di Meana, sede della omonima baronia, di un fortilizio, detto "rudere dell'Armata" e Torre Bisenzio, avamposto dello Stato Pontificio. Da visitare il Castello, distrutto da Carlo VIII nel 1465, di cui rimangono resti delle mura e delle porte "del Sole e della Luna", villa Cahen in stile Liberty nel parco demaniale di Selva di Meana, la chiesa Castellana del XII°secolo ristrutturata nell'800. Per riscoprire le tradizioni, i cibi e i costumi della tradizione contadina, ogni mercoledi è giorno di mercato ad Allerona, con le consuete bancarelle che recano i frutti di questa terra.

 

 

La Mostra Permanente dei Pugnaloni


La Mostra espone elementi che compongono i cosidetti Pugnaloni, foto degli stessi e del corteo storico.

La tradizione fa derivare i Pugnaloni dagli antichi pungoli, bastoni muniti ad un’estremità di puntali di ferro e all’altra di raschietto, con i quali si incitavano ibuoi e si puliva l’aratro dalle zolle.

Si tratta di un’usanza che gli studiosi fanno risalire a prima del cristianesimo con caratteristiche di rito propiziatorio.

Nel corso del tempo sono stati trasformati in pali ornati di fiori e nastri posti al centro di piccoli carri sui quali vengono ricostruitescene di vita agreste. In ogni carro si fa riferimento al miracolo di S. Isidoro (Isidoro prega mentre un Angelo lavora al suo posto). La festa si svolge ogni terza domenica di maggio e prevede anche la sfilata di un corteo storico con costumi dell’Ottocento.


Ingresso libero.

Per informazioni:
Mostra permanente dei pugnaloni
Via Roma,5 - Allerona
Tel. +39 0763628312 Fax +39 07636261177

 

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Lago di Bolsena

 

Il lago di Bolsena è un lago dell'Italia centrale a soli 20 minuti di distanza da Orvieto formatosi oltre 300.000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani appartenenti alla catena dei monti Volsini. È il lago di origine vulcanica più grande d'Europa.

Ha una forma ovale, tipica per la sua origine, due isole e un fiume emissario. Ha un'area totale di 113,5 km² (quinto in Italia), si trova a 305 m s.l.m., ha una profondità massima di 151 m e una profondità media di 81 m.

Si trova interamente nel territorio della provincia di Viterbo e precisamente nella parte a Nord, detta Alta Tuscia. Per una parte considerevole è lambito dalla strada consolare Cassia, a pochi chilometri dal monte Amiata.

Numerosi sono gli insediamenti turistici, con particolare propensione per il turismo a contatto con la natura, e una comodo soluzione anche  per chi vuole essere scoprire le città arte del territorio come Orvieto.o Viterbo. 

 

Interessanti sono anche le isole del lago di Bolsena:

 

L'isola Bisentina


L'isola Bisentina è la maggiore del lago per superficie (17 ha) e può essere circumnavigata con le motobarche che partono dal vicino centro di Capodimonte. Conserva una natura quasi incontaminata con folti boschi dilecciogiardini all'italiana, panorami incantevoli e numerosi monumenti. Sono un esempio la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, con l'imponente cupola realizzata dal Vignola, osservabile anche dalla riva occidentale del lago, il convento Francescano e la villa dell'isola. Sono presenti sull'isola sette cappelle, tra le quali vi sono la Rocchina (il cui nome deriva dal fatto che riproduce, in dimensioni ridotte, la Rocca sulla riva di Capodimonte), la chiesa di Santa Caterina, la cappella del Crocefisso con affreschi del '400. Si ricorda anche l'orribile Malta dei Papa, carcere a vita scavato nella terra destinato ai condannati per eresia dotato di un solo piccolo buco per la luce. Si possono trovare anche due statue, di cui una monumentale, di leone: una locata sulle scale che portano alla cima del monte Tabor, l'altra, la più grande, sulla lingua orientale dell'isola. Si possono ammirare inoltre bellissime insenature, la cima collinare del monte Tabor, sotto la quale si trova un'antica colombaia, gli strapiombi rocciosi sull'azzurro del lago ad Est ed infine la parte verdeggiante sul lato meridionale verso il paese di Capodimonte. Gli etruschi e i romanihanno lasciato solo poche tracce della loro permanenza sull'isola. Nel IX secolo vi si rifugiarono gli abitanti della vicina Bisenzio(che gli diede il nome) distrutta dai Saraceni. A metà 1200 divenne proprietà dei signori di Bisenzio che in seguito a controversie con gli isolani l'incendiarono abbandonandola. Nel 1261Urbano IV riconquistò l'isola che nel 1333 fu nuovamente distrutta daLudovico il Bavaro, accusato d'eresia e scomunicato dal Papa. Proprietà dei Farnese dal 1400 conobbe un periodo di gran prosperità, fu visitata da numerosi Papi e dai Farnese e fu inglobata nei territori del ducato di Castro. Tornata alla Chiesa, nell'Ottocento divenne proprietà privata della locale famiglia aristocratica dei Principi del Drago che abitavano nel castello di Bolsena. La proprietaria attuale è la principessa Angelica del Drago. Qui sarebbe sepolto, nella tomba di famiglia, Pier Luigi Farnese, signore di ParmaPiacenza, condottiero militare, dalla discussa fama.

Durante la II Guerra Mondiale, il leccio millenario vicino al ponte, cavo all’interno, fu usato dagli uomini della famiglia del Drago e dai loro servitori per sfuggire ai Tedeschi. Si narra che la piccola Angelica del Drago andasse a portare i viveri ai rifugiati.

L'isola Martana

Situata di fronte al centro abitato di Marta, da cui prende il nome, l'isola Martana avrebbe custodito le spoglie di Santa Cristina con l'intenzione di evitare che cadessero preda dei barbari. L'isola Martana è stata, inoltre, al centro della tragica vicenda storica di Amalasunta, regina dei Goti che prese il potere alla morte di Teodorico e, dopo essere stata portata con l'inganno sull'isola qui fu trucidata dal cugino Teodato. L'isola, disabitata, fu un tempo sede di un convento degli Agostiniani. Attualmente è proprietà privata e quindi non ne è possibile la visita.


 

 

 
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Carnaiola, una frazione di Fabro

 

Le prime notizie risalgono al periodo romano, quando una fortificazione venne costruita presso il ponte del Muro Grosso, una chiusa realizzata per limitare gli effetti delle piene della Val di Chiana durante il riversamento nel Tevere, forse su diretto volere di Nerone nel 65 d.C.[2]. Sembra che in questa zona si congiungessero una variante della strada romana Cassia e la Traiana.

All'inizio dell'XI secolo vi venne costruito un castello a scopo difensivo, prima abitato da un certo Paris de Philipensibus e poi da membri dei Monaldeschi e dalla Congregazione dei Baroni.

Il Baglioni (uno storico) racconta che il capitano di ventura Francesco da Carnaiola assaltò Città della Pieve nel 1449.

Il conte Oratio di Marsciano poi rimaneggiò il castello nel XVI secolo e lo trasformò in palazzo nobiliare: gli alti costi della ristrutturazione costrinsero gli eredi di questo alla sua vendita.

Durante il XIX secolo fu proprietà dei senesi Meoni di Buonconvento: insieme a loro abitò per un certo periodo anche il conte Giovanni Cozza, padre dell'archeologo, architetto, pittore e inventore Adolfo Cozza. Dal 1922 appartiene ad altro proprietario.

Il borgo è cresciuto nel XV secolo lungo la strada che conduceva al castello.

Comune autonomo fino al 1869 quando fu accorpato dall'attuale comune che all'epoca faceva parte della provincia di Perugia[3].


 

Monumenti e Manifestazioni


 

  • Castello medievale, con quattro torrioni angolari e le mura di cinta dotate di feritorie. Contiene affreschi di scuola manierista;
  • Chiesa della Beata Vanna, costruita sul luogo di nascita della mistica;
  • Chiesa dei Ss. Severo e Salvatore (XVI secolo).

 


 
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Il Paese di Baschi

 

Antico castello, divenuto comune (uno dei primi in Italia), la cui tradizione lo farebbe edificare alla fine del IX secolo da Ugolino o Galino di Biscaglia, ufficiale carolingio sceso in Italia con Carlo Magno, il quale gli regalò un vecchio castello ("castrum vetus") sulle rive delTevere. Qui, Ugolino di Biscaglia, soprannominato "le Basque", eresse un nuovo castello che chiamò Baschi, dal suo soprannome.

 

Monumenti e luoghi d'interesse


La famiglia Baschi, tra le più potenti del centro Italia, aveva il dominio su oltre 60 castelli della zona e aveva fondato, a circa 3 km dal castello Baschi della Teverina, una grande Rocca con castello, quale fastosa e imponente sede residenziale della nobile famiglia. Tale roccaforte, di proprietà privata e ridotta a rudere, è ubicata nella località Carnano, nella frazione Tenaglie del comune di Montecchio.

Di grande interesse la chiesa parrocchiale di San Nicolò, edificata nella seconda metà del XVI secolo. Conserva, al suo interno, un polittico del Di Paolo (XV secolo). Baschi è anche una località frequentata, nei mesi estivi, dai romani e da turisti.

 

 


 
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Il Borgo di Civita di Bagnoregio e la Valle dei Calanchi

 

Situata in posizione isolata, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965[1]. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive e/o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".

La frazione è attualmente abitata da circa quindici persone.

 

La Storia

 

Civita venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi. Sorge su una delle più antiche vie d'Italia, congiungente il Tevere (allora grande via di navigazione dell'Italia Centrale) e il lago di Bolsena.

All'antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, costituisce l'unico accesso al paese. La struttura urbanistica dell'intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l'uso etrusco e poi romano, mentre l'intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, specialmente nella zona detta di San Francesco vecchio; infatti nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco vecchio è stata ritrovata una piccola necropoli etrusca. Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, che divenne poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli etruschi fecero di Civita (di cui non conosciamo l’antico nome) una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. Del periodo etrusco rimangono molte testimonianze: di particolare suggestione è il cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, e che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi. In passato erano inoltre visibili molte tombe a camera, scavate alla base della rupe di Civita e delle altre pareti di tufo limitrofe che purtroppo furono in gran parte fagocitate, nei secoli, dalle innumerevoli frane. Del resto, già gli stessi Etruschi dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area, che nel 280 a.C. si concretarono in scosse telluriche e smottamenti. All’arrivo dei romani, nel 265 a.C., furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti avviate dagli etruschi.

 

I Monumenti di Civita

 

All'interno del borgo rimangono varie case medievali, la chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, la casa natale di San Bonaventura e la porta di Santa Maria, con due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia orvietana deiMonaldeschi.

Nel 2005 i Calanchi di Civita di Bagnoregio sono stati proposti come sito di interesse comunitario[2].

 

La Valle dei Calanchi

 

La valle dei calanchi è situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est,nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un’ antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.

 

La morfologia di quest’area è stata provocata dall’erosione e dalle frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strado di base, particolarmente soggetto all’erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all’opera dei torrenti, agli agenti atmosferici ma anche al disboscamento.

 

La superficie del territorio di Civita di Bagnoregio non è molto estesa, ma abbastanza eterogenea. La vegetazione dei calanchi,a causa della loro natura argillosa, è limitata a poche specie, disposte in piccoli e radi gruppi. Anche in primavera, quando la flora è al massimo rigoglio, il terreno rimane per buona parte scoperto. Nella fascia più bassa dei calanchi si trova una zona cespugliosa, costituita da rovi, canne, ginestre, qualche arbusto di olmo e, talvolta, rosa canina. All’interno della valle, la vegetazione è costituita da piante arboree, da arbusti e da erbe palustri. La vegetazione delle rupi tufacee dello sperone roccioso sul quale si erge Civita, risulta limitata a poche specie con copertura esigua.

 

 

 

 

 


 
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Il Paese di Porano

 

Paese circondato da mura medievali, possiede un chiesa parrocchiale con alcuni affreschi di grande valore artistico, fra cui un'Annunciazione del XV secolo e un'acquasantiera di marmo degli inizi del '600. Nel centro storico furono edificati, agli inizi dell'età moderna, (XVI secolo) alcuni pregevoli edifici residenziali.

In particolare, Villa del Corgnolo (detta anche del Cornaro o Corniolo) si trova immersa in uno dei parchi storici di maggiore rilievo dell'Umbria. A partire da un preesistente impianto di monastero medievale, la nobile famiglia orvietana dei Gualterio, nel 1706, trasformò la proprietà in sede di villeggiatura estiva di prelati. Per questo la villa fu anche denominata ‘villa dei sette cardinali’ e tutt'oggi conserva uno spazio esterno denominato ‘rotonda dei cardinali’.

Una lapide presente sulla facciata posteriore testimonia che nella villa, in virtù degli stretti legami che il cardinale Filippo Antonio Gualterio intratteneva con la casa reale britannica, i Gualterio ospitarono nel giugno del 1723 Giacomo III d'Inghilterra. Più tardi, nell’Ottocento, fu ospite anche la principessa di Savoia. Ciò, insieme a quanto si può desumere dai lunghi inventari degli arredi redatti nel1741, che rilevavano la presenza di ricche mobilie, statue e biblioteche, suggerisce quale grande splendore dovette conoscere questo elegante luogo di svago. Nel 1874, il senatore Filippo Antonio Gualterio, discendente dell'omonimo cardinale ed esponente di primo piano del Risorgimento, oltre che ministro del Regno d’Italia, fu costretto a vendere la proprietà a causa delle grandi spese sostenute per fini politici.

La villa, in seguito all’acquisto da parte della famiglia Viti Mariani, mutò la denominazione in Villa Paolina, dal nome della nuova proprietaria Paolina Viti. La villa è oggi sede dell'Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il paese è noto perché qui risiede da diversi anni la scrittrice Susanna Tamaro.

 


 
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