• 01-Vinosus-Orvieto-005-il-tinello.jpg
  • 02-Vinosus-Orvieto-018-iltinello.jpg
  • 03-Vinosus-Orvieto-035-iltinello.jpg
  • 04-Vinosus-Orvieto-044-iltinello.jpg
  • 05-Vinosus-Orvieto-058-iltinello.jpg
  • 06-Vinosus-Orvieto-059-iltinello.jpg
  • 07-Vinosus-Orvieto-064-iltinello.jpg
  • 08-Vinosus-Orvieto-065--iltinello.jpg
  • 09-Vinosus-Orvieto-070--iltinello.jpg
  • 010-Vinosus-Orvieto-073-iltinello.jpg
  • 011Vinosus-Orvieto-075-iltinello.jpg
  • 012-Vinosus-Orvieto-076-iltinello.jpg
  • 013-Vinosus-Orvieto-081-iltinello.jpg
  • 014-Vinosus-Orvieto-086-iltinello.jpg
  • Bucowski-Trattoria-Vinosus-Orvieto-IMG_7407.jpg
  • Duomo-di-Orvieto-IMG_7418.jpg
  • terrazza-vinosus-orvieto-by-night.jpg
  • Trattoria-Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-26.jpg
  • Trattoria-Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-27.jpg
  • Trattoria-Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-34.jpg
  • Trattoria-Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-43.jpg
  • Trattoria-vinosus-Orvieto-Interni-7298.jpg
  • Trattoria-Vinosus-Orvieto-Interni-7299.jpg
  • Trattoria-vinosus-Piazza-Duomo-7322.jpg
  • trattoria-vinosus-Piazza-Duomo-7334-2.jpg
  • trattoria-vinosus-Piazza-Duomo-7367.jpg
  • trattoria-vinosus-Piazza-Duomo-7384.jpg
  • Vinosus-cervaro-0374.jpg
  • Vinosus-Orvieto-064-iltinello-new.jpg
  • Vinosus-Orvieto-093-iltinello.jpg
  • Vinosus-Orvieto-102-iltinello.jpg
  • Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-05.jpg
  • Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-10.jpg
  • Vinosus-Orvieto-esterni-autunno-14.jpg
Torre Alfina

 

Torre Alfina

 

Torre Alfina è una frazione del comune di Acquapendente, in provincia di Viterbo e dista da Orvieto 27 km.

Situato al margine settentrionale dell'altopiano dell'Alfina, a circa 9 km di distanza dal capoluogo, a 600 m s.l.m., è popolato da 345 abitanti (dati Istat, 2001) ed è inserito tra I borghi più belli d'Italia.
Confina con la Riserva naturale Monte Rufeno alla quale si accede direttamente dalla sua piazza principale.

 

La sua storia si identifica con quella del suo castello, a cui deve probabilmente parte del nome, costruito nel medioevo intorno ad una torre di avvistamento dalle quale proviene il sostantivo Torre.
Alfina secondo alcuni deriverebbe dal latino ad fines che indicherebbe la sua collocazione ai margini dell'altopiano rispetto al territorio comunale di Orvieto che la dominava mentre secondo altri l'appellativo Alfina sarebbe stato aggiunto per identificarla con la collocazione geografica sull'omonimo altopiano e per distinguerla dalla vicina Torre di San Severo

 

Non si hanno notizie certe che l'area fosse abitata in epoca etrusca e nemmeno in quella romana anche se la vicinanza con l'insediamento etrusco Velzna e il fatto che l'altopiano fosse attraversato dalla via Traiana lo lascia supporre. Le prime notazioni storiche riguardo l'esistenza di una torre d'avvistamento le abbiamo nei Commentarii Historici di Monaldo Monaldeschi della Cervara che parla di una torre fortificata trasformata in castello durante il regno longobardo di Re Desiderio. E proprio la famiglia dei Monaldeschi prima, e il suo ramo della Cervara poi, saranno proprietari del castello e di molte delle terre intorno, quasi ininterottamente dal 1200 al 1700 quando si estinsero e il castello passò, per via ereditaria, ai marchesi Bourbon del Monte. Il borgo di Torre Alfina ,nel frattempo, intorno al 1400 aveva raggiunto una certa autonomia amministrativa costituendosi il comune rurale dipendente da Orvieto.
La rivoluzione francese lasciò il segno anche sul piccolo comune che, nel 1809, con il riassetto territoriale fu assegnato al circondario di Todi e al cantone di Acquapendente e poco dopo, a causa del calo demografico (contava solo 300 abitanti), il suo comune fu addirittura soppresso e il territorio aggregato al comune di Acquapendente. L'assetto amministrativo deciso dai francesi verrà confermato anche dal nuovo Regno d'Italia facendo diventare Torre Alfina una frazione del comune di Acquapendente.
Durante spedizione garibaldina nell'agro romano, del 1867, il generale Giovanni Acerbi la scelse come suo quartier generale, in virtù della sua posizione geografica favorevele dove proclamò la prodittatura.

Il castello e la sua tenuta rimase proprietà dei Bourbon del Monte fino al 1880 quando fu acquistato da un ricco banchiere ebreo, Edoardo Cahen, originario della città belga di Anversa che, nominato marchese nel 1885 da Umberto I si fregiò del titolo di Marchese di Torre Alfina e diede il via alla ristrutturazione completa del palazzo dandogogli aspetto odierno. Passato di mano per eredità nel 1959 fu acquistato da Alfredo Baroli e successivamante venne acquistato dal discusso Luciano Gaucci.

 
Città di Bolsena

 

Città di Bolsena

 

Bolsena è un comune italiano di 4.218 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio, famosa per essere denominata "La città del miracolo eucaristico" dando origine al Corpus Domini. Dista da Viterbo circa 30 km e 20 Km da Orvieto.

 

Tradizioni e feste

  • 24 luglio Santa Cristina, martire. La sera del 23 luglio si svolge la Sacra rappresentazione dei Misteri di Santa Cristina: alcuni quadri viventi, detti Misteri, vengono allestiti per ricordare le sofferenze della santa bambina. La processione con la statua di Santa Cristina sosta davanti a ciascuna rappresentazione, percorrendo la strada dalla Basilica fino alla Chiesa del Santissimo Salvatore. I costumi e l'allestimento sono particolarmente curati e le suddivisioni dei ruoli e dei diversi allestimenti seguono una tradizione che si tramanda di padre in figlio. La mattina successiva la processione con la Santa parte dalla Chiesa del Santissimo Salvatore fino a ritornare a Santa Cristina, sostando davanti a nuove rappresentazioni che vengono allestite.
  • La tradizione cristiana ricorda il miracolo eucaristico, avvenuto a Bolsena nel 1263. Un prete di origine boema, durante la celebrazione dell'Eucarestia sulla tomba di Santa Cristina, avrebbe avuto dei dubbi sulla transustanziazione. D'un tratto del sangue, sgorgato dall'Ostia consacrata, bagnò il corporale e i lini liturgici. Papa Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fu informato dell'accaduto e mandò il vescovo Giacomo per controllare la situazione, con il compito di portare con sé il sacro lino insanguinato. Nel1264 il Papa promulgò la Bolla Transiturus che istituiva la Festa del Corpus Domini. A Bolsena sono custodite le sacre pietre, di cui una è sempre esposta alla venerazione dei fedeli.

La celebre processione che si snoda per le vie del paese vecchio venne celebrata, per la prima volta, nel 1811 per volontà del frate francescano Lorenzo Cozza.

 

Monumenti e luoghi di interesse


  • Cappella del Miracolo (1639): costruzione in stile barocco, ultimata nel XIX secolo. Il miracolo si riferisce all'ostia che nel lontano1263 fece sgorgare, secondo le cronache del tempo, una notevole quantità di sangue. Le prove del miracolo furono portate a Orvietoe consegnate al papa Urbano VI, che dopo aver preso visione delle tracce del miracolo, istituì la festa del Corpus Domini, l'anno seguente. L'interno è caratterizzato da un altare con un ciborio molto antico ed una pregevole statua in omaggio a Santa Cristina, attribuita a Buglioni.
  • S.Cristina (XI secolo): in stile romanico, conserva un polittico di Sano di Pietro del XV secolo; la cappella è stata affrescata da pittori senesi del Quattrocento.
  • Rocca Monaldeschi della Cervara: le prime notizie risalgono al 1156 quando il papa Adriano IV fece fortificare i borghi situati sulla Cassia a difesa delle incursioni barbariche. Passò poi alla potente famiglia orvietana dei Monaldeschi. Attualmente ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena.
  • Palazzo Cozza Crispo(ora del Drago): costruito su disegni degli architetti Simone Mosca e Raffaello da Montelupo intorno alla metà del XVI secolo è uno dei palazzi cinquecenteschi meglio conservati del Lazio e conserva al suo interno un ciclo di affreschi di epoca manierista. Fu la residenza del celebre Abate Giuseppe Cozza Luzi,Vice Bibliotecario di S.R.C. e Abate di Grottaferrata.
  • Fontana dè Medici: comunemente detta di "San Rocco" venne fatta erigere da Giovanni dè Medici e si trova nella pittoresca piazza di San Rocco:per i bolsenesi l'acqua che sgorga è miracolosa ed ogni anno viene celebrata una messa con la benedizione delle acque(16 agosto).

 

Alle Origini di Bolsena: " Volsinii"

 

Volsinii (in latino) è stata una antica città etrusca (Velzna in etrusco) e poi romana.

Centro politico e religioso di primaria importanza, le fonti antiche testimoniano la sua distruzione nel 264 a.C. ad opera dei Romani, in seguito alla quale venne rifondato il centro romano di Volsinii(detto anche modernamente Volsinii novae), l'attuale Bolsena. L'identificazione dell'antico centro etrusco (modernamente indicato come Volsinii veteres) è invece discussa: secondo l'ipotesi più accreditata si tratterebbe dell'antica Orvieto mentre secondo altri dovrebbe essere identificata sempre con la Volsinii romana e dunque l'attuale Bolsena. Esiste inoltre un'identificazione del sito presso Montefiascone. Il toponimo Velzna è anche probabilmente alla base del nome etrusco di Felsina, l'odierna Bologna.

 

La storia della città etrusca

 

Fece parte della lega delle dodici città etrusche (dodecapoli), che aveva sede nel santuario federale del Fanum Voltumnae, dedicato al dio Vertumno (VertumnusVotumnus in latino), corrispondente al VeltumnaVoltumna etrusco. La localizzazione di questo santuario non è ancora stata precisamente identificata.

La città fu a lungo in lotta con Roma nel corso del IV e della prima metà del III secolo a.C., come ci racconta lo storico romano Tito Livio:

  • nel 392 a.C. (Livio, V, 31-32) venne respinta un'incursione dei Volsiniesi nel territorio romano;
  • nel 308 a.C. (Livio, IX, 41) il console Publio Decio Mure conquistò dei centri fortificati nel suo territorio;
  • nel 294 a.C. (Livio, X, 37) il console Lucio Postumio Megello sconfisse in una battaglia presso la stessa città i Volsiniesi, alleati con le città etrusche di PerusiaArretium, costringendo gli Etruschi al pagamento di un ingente tributo e ad accettare una pace di quarant'anni;
  • nel 280 a.C. (Livio, epitome, XI) la città, alleata con Vulci, fu nuovamente sconfitta e soggiogata, come riportano i Fasti capitolini.

Valerio Massimo (IX,1) cita Volsinii come ricca e ordinata città, ma ne racconta anche la decadenza morale (dal suo punto di vista), per avervi preso il sopravvento le classi servili. Probabilmente un governo popolare aveva rimpiazzato un governo oligarchico filoromano e i Romani intervennero per ripristinare la situazione a loro favorevole, con una spedizione guidata dal console Quinto Fabio Gurgite.

Morto questi in battaglia, nel 264 a.C. il console Marco Fulvio Flacco fu inviato contro la città per domare la ribellione e la distrusse. Venne riportato a Roma un ricco bottino, tra cui numerosissime statue in bronzo, offerte in dono agli dei: negli scavi del santuario dell'area sacra di Sant'OmobonoRoma, è stata rinvenuta la base di uno di questi donari, identificato dall'iscrizione di dedica del console Flacco. Fu inoltre edificato sull'Aventino (secondo l'uso romano dell'evocatio) un tempio dedicato al dio VertumnusVortumnus, dove sarebbero state presenti pitture raffiguranti il console Flacco quale trionfatore.

L'autore bizantino Giovanni Zonara ("Epitome storica", 8, 7, 4-8) riferisce che la città venne quindi nuovamente rifondata in luogo diverso.

Plinio il Vecchio (Naturalis historia, II, 53) cita Volsinii, come ricchissima città degli Etruschi, e la dice interamente distrutta ad opera di un fulmine.

 

La città romana

 

Volsinii fu in seguito un municipio romano, facente parte della regio VII Etruria di età augustea, identificato con l'attuale Bolsena, che conserva cospicui resti antichi nell'attuale zona archeologica romana.

Nel municipio nacquero il potente Seiano e lo stoico Musonio Rufo.

 

La questione dell'identificazione della città etrusca

L'identificazione della Velzna-Volsinii etrusca con Orvieto, ormai ritenuta certa dalla schiacciante maggioranza degli studiosi accreditati nel campo dell'etruscologia e dell'archeologia italica, venne proposta nel 1828 da K. O. Müller. I successivi scavi ottocenteschi riportarono alla luce le vaste necropoli di Orvieto e i resti di un tempio urbano, testimoniando l'importanza della città. Altri resti testimoniano dell'esistenza dell'abitato già a partire dall'età del bronzo e con una particolare consistenza demografica dalla prima età del ferro (fase detta villanoviana). Recentemente è stata anche individuata la posizione, ad est dell'acrocoro tufaceo di Orvieto, del Fanum Voltumnae, santuario noto attraverso le fonti letterarie, in cui si tenevano attività della lega delle dodici grandi città d'Etruria.

Il nome di Orvieto deriverebbe da Urbs vetus, come attesta Procopio di Cesarea (Guerra Gotica, 2,20,7-12), che le attribuisce il nome di Οὐρβιβεντός-Ourbibentos.

Negli anni cinquantasessanta, alcuni scavi condotti dalla Scuola Archeologica Francese, rimisero in luce alcuni resti attribuiti ad epoca etrusca al di sotto della città romana di Bolsena, dando origine all'ipotesi di una continuità di insediamento tra la Velzna-Volsinii etrusca e la Volsinii romana. Per la grande città etrusca i cui resti erano stati rinvenuti ad Orvieto venne proposta in alternativa l'identificazione con il centro di Salpinum, menzionato dalle fonti come alleato di Volsinii contro i Romani.

L'ipotesi venne in seguito abbandonata, e si è ritenuto piuttosto che la rifondazione di una nuova Volsinii romana dopo il 264 a.C. sia avvenuta spostandone gli abitanti superstiti in un piccolo centro vicino già esistente.

Recentemente si sono avuti altri ritrovamenti di strutture, interpretate come parte della cinta muraria del centro etrusco bolsenese. Si tratta di tratti di un muro, costituito da due cortine in opera quadrata in blocchi di tufo, disposti di testa e di taglio e posti in opera senza grappe o malta di fissaggio, con riempimento intermedio di pietrame. Il muro raggiunge in alcuni punti lo spessore di circa 3 m e permette di ricostruire un perimetro di circa 5 km. Intorno alla città si trovano inoltre anche diverse aree funerarie, che hanno restituito materiali datati tra il VI e il IV secolo a.C.


 
Alviano

 

Alviano

 

Alviano nei documenti medievali è noto come "Albianum", toponimo che indica possesso, fondo agricolo di una "gens".
Nel caso specifico si tratta di un toponimo prediale che ricorda il "praedium" della "gens albia" che qui aveva un possedimento con villa campestre. 
Si ritiene che il primo insediamento della villa albiana o praedium albianum debba essere ricercato sulla collina tra Lugnano in Teverina ed Alviano, dove è ancora presente il toponimo "La Villa".

Continuando il nostro rapido volo storico su Alviano, ricordiamo che, verso la fine del X secolo, i Longobardi e poi i "Comites", giunti dalla Germania al seguito dell'Imperatore Ottone III iniziarono a stanziarsi lungo la Via Tiberina, restando, successivamente, legati al Baronaggio locale, come gli Alviano, gli Orsini, i Colonna, i Caetani.
Gli Alviano ottennero il titolo di "Nobili Orvietani" e con Orvieto divisero le aterne vicende, alleanze e lotte con la città di Todi, Amelia e con tutti i Castelli della Tiberina.
Agli inizi del XIII secolo, appaiono ufficialmente tra i "Domicelli" di Orvieto.
Spoleto, con la forte espansione dei suo ducato, non lascia spazio al altri feudatari che, per salvaguardare l'autonomia dei loro feudi, preferiscono avere contatti con Orvieto e Todi, anziché con il Ducato di Spoleto.

Il 13 Novembre del 1290, gli Alviano partecipano con tutta la nobiltà orvietana alla benedizione e alla posa della prima pietra del Duomo di Orvieto e concorrono alla realizzazione della fabbrica con copiose offerte.

Nel 1300, Offreduccio e Giannotto di Alviano, con il concorso di Ugolino, fanno atto di sottomissione ad Orvieto, per avere protezione contro Todi sui loro beni di Alviano, Guardea e Giove. 
Nel 1301, il Nobile Ugolinuccio di Alviano è eletto Podestà di Orvieto.

Questo centro dell'Amerino raggiunse il massimo dello splendore ai tempi diBartolomeo di Alviano, che tra il '400 e il '500 fu conosciuto in tutta Europa sia per le sue imprese di guerra, come capitano di ventura, sia per i rapporti con le più potenti famiglie dell'epoca.

È a Bartolomeo che si deve la ricostruzione e l'ampliamento dell'antica fortificazione costruita intorno all'anno 1000 dal Conte Offredo.

Nel 1654 la rocca venne acquistata da Donna Olimpia Maidalchini-Pamphilicognata di Innocenzo X per 265.000 scudi.

Donna Olimpia è rimasta nell'immaginario popolare per le leggende legate ai suoi costumi licenziosi.

 
Castel Viscardo

 

Castel Viscardo

 

Castel Viscardo si erge a ridosso dell'Altopiano dell'Alfina, a 507 m s.l.m. e dista 13 km da Orvieto.

La località si pone in una splendida posizione panoramica, che si apre nella vallata del fiume Paglia fino ad Orvieto.

Castel Viscardo fa parte della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana.

Il centro si sviluppa attorno al castello denominato "Castello di Madonna", eretto nel XIV secolo, dapprima proprietà della famiglia Monaldeschi della Cervara, poi feudo dei principi Spada e tuttora di proprietà dei duchi di Montevecchio. Testimonianze di un centro abitato antecedente la costruzione del castello, si hanno sin dal VI secolo a.C., è infatti databile a quest'epoca la necropoli etrusca che si estende a pochi chilometri dal paese, in località "Caldane".

Il paese possiede una chiesa parrocchiale che custodisce ancora un bel crocifisso in avorio del '600, regalato da Luigi XIV a un cardinale della famiglia Spada residente a Parigi. Un altro membro degli Spada, Francesco, ufficiale al servizio dei Veneziani, conquistò agli Ottomaniuno stendardo custodito anch'esso nella chiesa parrocchiale.

 

Le Peculiarità di Castel Viscardo

Vanto del paese è la produzione del vero cotto fatto a mano, utilizzato per la ristrutturazione di numerose opere antiche di notevole importanza storico artistica tra le quali, il Colosseo, la Basilica di San Francesco, il Palazzo dei Priori. Nel paese è ancora possibile trovare una fornace che dal 1685 ancora oggi continua la tradizione nella produzione del cotto. Vista la rilevanza di tale tradizione artigianale è stato inaugurato un museo del cotto fatto a mano.

 
Lago di Bolsena

 

Lago di Bolsena

 

Il lago di Bolsena è un lago dell'Italia centrale a soli 20 minuti di distanza da Orvieto formatosi oltre 300.000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani appartenenti alla catena dei monti Volsini. È il lago di origine vulcanica più grande d'Europa.

Ha una forma ovale, tipica per la sua origine, due isole e un fiume emissario. Ha un'area totale di 113,5 km² (quinto in Italia), si trova a 305 m s.l.m., ha una profondità massima di 151 m e una profondità media di 81 m.

Si trova interamente nel territorio della provincia di Viterbo e precisamente nella parte a Nord, detta Alta Tuscia. Per una parte considerevole è lambito dalla strada consolare Cassia, a pochi chilometri dal monte Amiata.

Numerosi sono gli insediamenti turistici, con particolare propensione per il turismo a contatto con la natura, e una comodo soluzione anche  per chi vuole essere scoprire le città arte del territorio come Orvieto.o Viterbo. 

 

Interessanti sono anche le isole del lago di Bolsena:

 

L'isola Bisentina


L'isola Bisentina è la maggiore del lago per superficie (17 ha) e può essere circumnavigata con le motobarche che partono dal vicino centro di Capodimonte. Conserva una natura quasi incontaminata con folti boschi dilecciogiardini all'italiana, panorami incantevoli e numerosi monumenti. Sono un esempio la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, con l'imponente cupola realizzata dal Vignola, osservabile anche dalla riva occidentale del lago, il convento Francescano e la villa dell'isola. Sono presenti sull'isola sette cappelle, tra le quali vi sono la Rocchina (il cui nome deriva dal fatto che riproduce, in dimensioni ridotte, la Rocca sulla riva di Capodimonte), la chiesa di Santa Caterina, la cappella del Crocefisso con affreschi del '400. Si ricorda anche l'orribile Malta dei Papa, carcere a vita scavato nella terra destinato ai condannati per eresia dotato di un solo piccolo buco per la luce. Si possono trovare anche due statue, di cui una monumentale, di leone: una locata sulle scale che portano alla cima del monte Tabor, l'altra, la più grande, sulla lingua orientale dell'isola. Si possono ammirare inoltre bellissime insenature, la cima collinare del monte Tabor, sotto la quale si trova un'antica colombaia, gli strapiombi rocciosi sull'azzurro del lago ad Est ed infine la parte verdeggiante sul lato meridionale verso il paese di Capodimonte. Gli etruschi e i romanihanno lasciato solo poche tracce della loro permanenza sull'isola. Nel IX secolo vi si rifugiarono gli abitanti della vicina Bisenzio(che gli diede il nome) distrutta dai Saraceni. A metà 1200 divenne proprietà dei signori di Bisenzio che in seguito a controversie con gli isolani l'incendiarono abbandonandola. Nel 1261Urbano IV riconquistò l'isola che nel 1333 fu nuovamente distrutta daLudovico il Bavaro, accusato d'eresia e scomunicato dal Papa. Proprietà dei Farnese dal 1400 conobbe un periodo di gran prosperità, fu visitata da numerosi Papi e dai Farnese e fu inglobata nei territori del ducato di Castro. Tornata alla Chiesa, nell'Ottocento divenne proprietà privata della locale famiglia aristocratica dei Principi del Drago che abitavano nel castello di Bolsena. La proprietaria attuale è la principessa Angelica del Drago. Qui sarebbe sepolto, nella tomba di famiglia, Pier Luigi Farnese, signore di ParmaPiacenza, condottiero militare, dalla discussa fama.

Durante la II Guerra Mondiale, il leccio millenario vicino al ponte, cavo all’interno, fu usato dagli uomini della famiglia del Drago e dai loro servitori per sfuggire ai Tedeschi. Si narra che la piccola Angelica del Drago andasse a portare i viveri ai rifugiati.

L'isola Martana

Situata di fronte al centro abitato di Marta, da cui prende il nome, l'isola Martana avrebbe custodito le spoglie di Santa Cristina con l'intenzione di evitare che cadessero preda dei barbari. L'isola Martana è stata, inoltre, al centro della tragica vicenda storica di Amalasunta, regina dei Goti che prese il potere alla morte di Teodorico e, dopo essere stata portata con l'inganno sull'isola qui fu trucidata dal cugino Teodato. L'isola, disabitata, fu un tempo sede di un convento degli Agostiniani. Attualmente è proprietà privata e quindi non ne è possibile la visita.


 

 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL