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Città di Bolsena

 

Bolsena è un comune italiano di 4.218 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio, famosa per essere denominata "La città del miracolo eucaristico" dando origine al Corpus Domini. Dista da Viterbo circa 30 km e 20 Km da Orvieto.

 

Tradizioni e feste

  • 24 luglio Santa Cristina, martire. La sera del 23 luglio si svolge la Sacra rappresentazione dei Misteri di Santa Cristina: alcuni quadri viventi, detti Misteri, vengono allestiti per ricordare le sofferenze della santa bambina. La processione con la statua di Santa Cristina sosta davanti a ciascuna rappresentazione, percorrendo la strada dalla Basilica fino alla Chiesa del Santissimo Salvatore. I costumi e l'allestimento sono particolarmente curati e le suddivisioni dei ruoli e dei diversi allestimenti seguono una tradizione che si tramanda di padre in figlio. La mattina successiva la processione con la Santa parte dalla Chiesa del Santissimo Salvatore fino a ritornare a Santa Cristina, sostando davanti a nuove rappresentazioni che vengono allestite.
  • La tradizione cristiana ricorda il miracolo eucaristico, avvenuto a Bolsena nel 1263. Un prete di origine boema, durante la celebrazione dell'Eucarestia sulla tomba di Santa Cristina, avrebbe avuto dei dubbi sulla transustanziazione. D'un tratto del sangue, sgorgato dall'Ostia consacrata, bagnò il corporale e i lini liturgici. Papa Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fu informato dell'accaduto e mandò il vescovo Giacomo per controllare la situazione, con il compito di portare con sé il sacro lino insanguinato. Nel1264 il Papa promulgò la Bolla Transiturus che istituiva la Festa del Corpus Domini. A Bolsena sono custodite le sacre pietre, di cui una è sempre esposta alla venerazione dei fedeli.

La celebre processione che si snoda per le vie del paese vecchio venne celebrata, per la prima volta, nel 1811 per volontà del frate francescano Lorenzo Cozza.

 

Monumenti e luoghi di interesse


  • Cappella del Miracolo (1639): costruzione in stile barocco, ultimata nel XIX secolo. Il miracolo si riferisce all'ostia che nel lontano1263 fece sgorgare, secondo le cronache del tempo, una notevole quantità di sangue. Le prove del miracolo furono portate a Orvietoe consegnate al papa Urbano VI, che dopo aver preso visione delle tracce del miracolo, istituì la festa del Corpus Domini, l'anno seguente. L'interno è caratterizzato da un altare con un ciborio molto antico ed una pregevole statua in omaggio a Santa Cristina, attribuita a Buglioni.
  • S.Cristina (XI secolo): in stile romanico, conserva un polittico di Sano di Pietro del XV secolo; la cappella è stata affrescata da pittori senesi del Quattrocento.
  • Rocca Monaldeschi della Cervara: le prime notizie risalgono al 1156 quando il papa Adriano IV fece fortificare i borghi situati sulla Cassia a difesa delle incursioni barbariche. Passò poi alla potente famiglia orvietana dei Monaldeschi. Attualmente ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena.
  • Palazzo Cozza Crispo(ora del Drago): costruito su disegni degli architetti Simone Mosca e Raffaello da Montelupo intorno alla metà del XVI secolo è uno dei palazzi cinquecenteschi meglio conservati del Lazio e conserva al suo interno un ciclo di affreschi di epoca manierista. Fu la residenza del celebre Abate Giuseppe Cozza Luzi,Vice Bibliotecario di S.R.C. e Abate di Grottaferrata.
  • Fontana dè Medici: comunemente detta di "San Rocco" venne fatta erigere da Giovanni dè Medici e si trova nella pittoresca piazza di San Rocco:per i bolsenesi l'acqua che sgorga è miracolosa ed ogni anno viene celebrata una messa con la benedizione delle acque(16 agosto).

 

Alle Origini di Bolsena: " Volsinii"

 

Volsinii (in latino) è stata una antica città etrusca (Velzna in etrusco) e poi romana.

Centro politico e religioso di primaria importanza, le fonti antiche testimoniano la sua distruzione nel 264 a.C. ad opera dei Romani, in seguito alla quale venne rifondato il centro romano di Volsinii(detto anche modernamente Volsinii novae), l'attuale Bolsena. L'identificazione dell'antico centro etrusco (modernamente indicato come Volsinii veteres) è invece discussa: secondo l'ipotesi più accreditata si tratterebbe dell'antica Orvieto mentre secondo altri dovrebbe essere identificata sempre con la Volsinii romana e dunque l'attuale Bolsena. Esiste inoltre un'identificazione del sito presso Montefiascone. Il toponimo Velzna è anche probabilmente alla base del nome etrusco di Felsina, l'odierna Bologna.

 

La storia della città etrusca

 

Fece parte della lega delle dodici città etrusche (dodecapoli), che aveva sede nel santuario federale del Fanum Voltumnae, dedicato al dio Vertumno (VertumnusVotumnus in latino), corrispondente al VeltumnaVoltumna etrusco. La localizzazione di questo santuario non è ancora stata precisamente identificata.

La città fu a lungo in lotta con Roma nel corso del IV e della prima metà del III secolo a.C., come ci racconta lo storico romano Tito Livio:

  • nel 392 a.C. (Livio, V, 31-32) venne respinta un'incursione dei Volsiniesi nel territorio romano;
  • nel 308 a.C. (Livio, IX, 41) il console Publio Decio Mure conquistò dei centri fortificati nel suo territorio;
  • nel 294 a.C. (Livio, X, 37) il console Lucio Postumio Megello sconfisse in una battaglia presso la stessa città i Volsiniesi, alleati con le città etrusche di PerusiaArretium, costringendo gli Etruschi al pagamento di un ingente tributo e ad accettare una pace di quarant'anni;
  • nel 280 a.C. (Livio, epitome, XI) la città, alleata con Vulci, fu nuovamente sconfitta e soggiogata, come riportano i Fasti capitolini.

Valerio Massimo (IX,1) cita Volsinii come ricca e ordinata città, ma ne racconta anche la decadenza morale (dal suo punto di vista), per avervi preso il sopravvento le classi servili. Probabilmente un governo popolare aveva rimpiazzato un governo oligarchico filoromano e i Romani intervennero per ripristinare la situazione a loro favorevole, con una spedizione guidata dal console Quinto Fabio Gurgite.

Morto questi in battaglia, nel 264 a.C. il console Marco Fulvio Flacco fu inviato contro la città per domare la ribellione e la distrusse. Venne riportato a Roma un ricco bottino, tra cui numerosissime statue in bronzo, offerte in dono agli dei: negli scavi del santuario dell'area sacra di Sant'OmobonoRoma, è stata rinvenuta la base di uno di questi donari, identificato dall'iscrizione di dedica del console Flacco. Fu inoltre edificato sull'Aventino (secondo l'uso romano dell'evocatio) un tempio dedicato al dio VertumnusVortumnus, dove sarebbero state presenti pitture raffiguranti il console Flacco quale trionfatore.

L'autore bizantino Giovanni Zonara ("Epitome storica", 8, 7, 4-8) riferisce che la città venne quindi nuovamente rifondata in luogo diverso.

Plinio il Vecchio (Naturalis historia, II, 53) cita Volsinii, come ricchissima città degli Etruschi, e la dice interamente distrutta ad opera di un fulmine.

 

La città romana

 

Volsinii fu in seguito un municipio romano, facente parte della regio VII Etruria di età augustea, identificato con l'attuale Bolsena, che conserva cospicui resti antichi nell'attuale zona archeologica romana.

Nel municipio nacquero il potente Seiano e lo stoico Musonio Rufo.

 

La questione dell'identificazione della città etrusca

L'identificazione della Velzna-Volsinii etrusca con Orvieto, ormai ritenuta certa dalla schiacciante maggioranza degli studiosi accreditati nel campo dell'etruscologia e dell'archeologia italica, venne proposta nel 1828 da K. O. Müller. I successivi scavi ottocenteschi riportarono alla luce le vaste necropoli di Orvieto e i resti di un tempio urbano, testimoniando l'importanza della città. Altri resti testimoniano dell'esistenza dell'abitato già a partire dall'età del bronzo e con una particolare consistenza demografica dalla prima età del ferro (fase detta villanoviana). Recentemente è stata anche individuata la posizione, ad est dell'acrocoro tufaceo di Orvieto, del Fanum Voltumnae, santuario noto attraverso le fonti letterarie, in cui si tenevano attività della lega delle dodici grandi città d'Etruria.

Il nome di Orvieto deriverebbe da Urbs vetus, come attesta Procopio di Cesarea (Guerra Gotica, 2,20,7-12), che le attribuisce il nome di Οὐρβιβεντός-Ourbibentos.

Negli anni cinquantasessanta, alcuni scavi condotti dalla Scuola Archeologica Francese, rimisero in luce alcuni resti attribuiti ad epoca etrusca al di sotto della città romana di Bolsena, dando origine all'ipotesi di una continuità di insediamento tra la Velzna-Volsinii etrusca e la Volsinii romana. Per la grande città etrusca i cui resti erano stati rinvenuti ad Orvieto venne proposta in alternativa l'identificazione con il centro di Salpinum, menzionato dalle fonti come alleato di Volsinii contro i Romani.

L'ipotesi venne in seguito abbandonata, e si è ritenuto piuttosto che la rifondazione di una nuova Volsinii romana dopo il 264 a.C. sia avvenuta spostandone gli abitanti superstiti in un piccolo centro vicino già esistente.

Recentemente si sono avuti altri ritrovamenti di strutture, interpretate come parte della cinta muraria del centro etrusco bolsenese. Si tratta di tratti di un muro, costituito da due cortine in opera quadrata in blocchi di tufo, disposti di testa e di taglio e posti in opera senza grappe o malta di fissaggio, con riempimento intermedio di pietrame. Il muro raggiunge in alcuni punti lo spessore di circa 3 m e permette di ricostruire un perimetro di circa 5 km. Intorno alla città si trovano inoltre anche diverse aree funerarie, che hanno restituito materiali datati tra il VI e il IV secolo a.C.


 

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